Circular People – tra Formazione e Orientamento 3 giugno, 2019 | Redazione A Sud

Per un’associazione come la nostra è importante confrontarsi con le dinamiche del panorama politico contemporaneo e interagire con esse, sfruttando le nostre competenze per portare avanti la nostra idea di trasformazione dell’esistente.

 

Per questo è nato Circular People. Non una soluzione, non un progetto definitivo, ma un qualcosa in divenire, che ci aiutasse a connetterci con il variegato e sempre più messo a dura prova, mondo dell’accoglienza.

 

Tre diverse sedi del Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti (CPIA 1 di Roma) tre quartieri di una città eterogenea come Roma, che cambia di strada in strada, e studenti e studentesse provenienti da ogni parte del mondo, da anziani che non si sono mai allontanati troppo dal Raccordo Anulare a giovani nati e cresciuti in Mali. Questo il campo in cui abbiamo attivato corsi di formazione sulle problematiche ambientali e sull’economia circolare e su cui abbiamo portato avanti un’attività di orientamento. E, spesso, con risultati sorprendenti – ma non inattesi – come, nel caso della formazione, il grande interesse manifestato dagli studenti su questioni ecologiche e sociali, che in alcuni casi hanno generato momenti di dibattito e confronto tra migranti provenienti da paesi radicalmente diversi, tra i quali alcuni effettivamente toccati dai temi trattati.

 

Non solo lezioni vere e proprie, ma anche attività più pratiche, come quelle che hanno visto coinvolti i partner di Circular People, la falegnameria sociale Kalma e cooperativa agricola Orto2.0. E, a conclusione del corso, un evento in cui gli studenti hanno avuto modo di conoscere altre realtà di economia circolare interessate all’inserimento lavorativo di migranti e di fasce di popolazione svantaggiate. Anche dopo la fine del corso, un paio di classi particolarmente interessate si sono organizzate per fare una visita nelle sedi dei due partner.

 

Diversi studenti, colpiti positivamente dal corso, si sono detti interessati a proseguire la formazione in questi ambiti, spinti anche dalle esperienze costruite nel corso di una vita intera: proprio per questo è stato facile trovare degli studenti motivati a cui sono state offerte due tirocini presso Kalma e Orto 2.0. Su questo fronte, l’ostacolo più grande è stato quello legale. Per un migrante ogni operazione apparentemente banale, come la richiesta di un Iban, indispensabile nella vita di tutti i giorni per ottenere un lavoro che non sia in nero, comporta un iter complesso,  se non impossibile da portare a termine. Anche per le Poste Italiane non è contemplato che un richiedente asilo possa lavorare legalmente o utilizzare denaro che non sia in contanti, innescando un circolo vizioso che rende ulteriormente insostenibile il periodo di attesa per un permesso di soggiorno, oltre alle numerose implicazioni sullo sfruttamento che deriva dalla vulnerabilità di molti migranti.

 

Più volte, durante gli appuntamenti allo sportello di orientamento, ci si è dovuti scontrare con le conseguenze dei decreti sicurezza emanati da Minniti e Salvini, volti a contrastare i movimenti migratori, che hanno avuto il solo risultato di peggiorare sensibilmente la vita di decine di migliaia di persone. In un contesto nazionale in cui il terziario è affidato al volontariato, e in cui i servizi offerti alle fasce di popolazione più in difficoltà sono sempre più ridotti – se non negati – ci si è ritrovati davanti a persone che, quando non vengono lasciate a sé stesse, sono aiutate da strutture che hanno sempre meno forze per seguire tutti.

 

Nella fase di orientamento abbiamo focalizzato il nostro sportello sull’evidenziare i bisogni, i desideri e le competenze delle persone, in prospettiva di imparare a scrivere un curriculum: un piccolo tassello verso la consapevolezza delle proprie capacità, in un – non certo esauriente – percorso di empowerment. Non poche persone hanno dimostrato di avere un enorme bagaglio di competenze e di esperienze sulle proprie spalle, spesso anche senza rendersene conto o, in altri casi, senza avere la possibilità di far riconoscere in Italia i propri studi.

 

Il miglior riscontro è stato trovato nei colloqui affrontati con donne arrivate in Italia mediante ricongiungimento familiare. Spesso, il loro essere inserite all’interno di una forte e radicata comunità, un capitale relazionale non indifferente, ha favorito la nascita di una progettualità di costruzione del futuro professionale, dando spazio alla propria ambizione sociale.

 

Di certo non è possibile restituire altrettanto facilmente la complessità degli altri colloqui, che andrebbero analizzati caso per caso all’interno di uno spazio che certamente non può essere contenuto qui e unicamente da noi, ma che in un certo senso ha aperto voragini che abbiamo provato e vorremmo continuare ad affrontare con chi quotidianamente si confronta per sostenere chiunque parta e arrivi con il proposito di garantirsi un futuro nel vecchio continente.

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