Crisi ambientale e migrazioni forzate. Il report 9 ottobre, 2016 | Redazione A Sud

 ImmagineCRISI AMBIENTALE E MIGRAZIONI FORZATE

L’ondata silenziosa oltre la fortezza Europa

 

A cura di: Salvatore Altiero e Maria Marano

Associazione A Sud – CDCA Centro Documentazione Conflitti Ambientali

 

Contributi di: Salvatore Altiero, Toon Bijnens, Anna Brambilla, Anna Brusarosco, Antonello Ciervo, Maurizio Cossa, Nicolas Liuzzi, Maria Marano, Adelaide Massimi, Mariagrazia Midulla, Milena L.V. Molozzu, Giulia Murgia, Rosa Paolella, Desirée A.L. Quagliarotti, Johanna Rivera, Stefania Romano, Irene Romualdi, Andrea Stocchiero, Roberto Trevini Bellini, Saleh Zaghloul

 

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SINOSSI

 

La retorica delle “ondate” utilizzata ciclicamente nella narrazione mediatica dei flussi migratori diretti verso l’Europa e connessi a guerre, persecuzioni politiche e povertà estrema nei Paesi d’origine, cela una realtà diversa e più complessa. I dati UNHCR 2014-2015 stimano un numero di rifugiati nel mondo compreso tra i 14 e i 15 milioni ma ospitati in grandissima parte da Paesi extraeuropei.

 

Ci sono però migrazioni forzate che non fanno rumore, perché difficili da quantificare, non tutelate dal diritto internazionale, complesse da comprendere e da spiegare. Secondo i dati del Global Report on Internal Displacement (2016) pubblicati dall’Internal Displacement Monitoring Centre, nel mondo, ci sono 40,8 milioni di sfollati interni, il doppio dei rifugiati. La migrazioni ambientali sono in gran parte migrazioni interne ed è qui che dobbiamo cercare numeri, cause e responsabilità. Nel 2015, guerre, violenze e disastri naturali hanno prodotto 27,8 milioni di sfollati interni nel mondo. Di questi, 19,2 milioni per calamità naturali. Più del numero dei rifugiati in un anno. Le migrazioni interne sono quindi in buona parte migrazioni ambientali. Negli ultimi otto anni è stato registrato un totale di 203,4 milioni di sfollati interni collegati a disastri e calamità naturali. Tra le aree più colpite l’India (3,7 milioni di sfollati), la Cina (3,6 milioni) e il Nepal (2,6 milioni). A disastri e calamità naturali bisogna però aggiungere le migrazioni forzate per cause ambientali più direttamente connesse a fattori di origine antropica. Queste rimangono spesso off the grid ed estranee a statistiche generali perché difficili da quantificare e perché si tratta di migrazioni forzate dovute a più cause interagenti e a lenta insorgenza. Siccità e progetti di sviluppo, ad esempio, soprattutto dighe, progetti di sviluppo urbano e mega eventi, sono all’origine di decine di milioni di sfollati seppur diluiti nel tempo e interagendo con altre concause naturali o antropiche.

 

Questo report nasce però con l’intento di offrire non solo una raccolta di dati ma anche una riflessione politica sul tema delle migrazioni ambientali. Per questo motivo il lavoro è stato suddiviso in quattro parti. La prima di analisi del contesto generale: la crisi ambientale e climatica e i suoi legami con i fenomeni migratori. Nella seconda parte abbiamo raccolto una rassegna di casi studio esemplificativi delle cause di migrazione ambientale: grandi progetti di sviluppo, dighe, inquinamento, urbanizzazione, sottrazione di terre e risorse idriche, siccità, cambiamenti climatici, innalzamento del livello dei mari. Nella terza parte abbiamo affrontato il tema dal punto di vista della riflessione giuridica sulle forme di tutela di questa ormai consolidata categoria di migrazioni forzate. Nell’ultima sezione, invece, abbiamo lasciato spazio ad alcune storie di migranti ambientali raccolte da chi lavora sul campo.

 

La nostra è l’era geologica in cui i modelli di produzione e consumo sono in grado di determinare equilibri e squilibri ambientali, agendo sulle forze della natura come regolatori di flusso, potenziando o depotenziandone gli effetti. Le attività umane influenzano l’atmosfera e ne alterano gli equilibri. Nell’era dell’Antropocene (Paul Jozef Crutzen 2000) ha poco senso distinguere nettamente le migrazioni ambientali direttamente collegate all’attività antropica da quelle di cui quest’ultima è causa indiretta o concausa. È invece il caso di sottolineare che al modello di produzione e consumo globale è legata non solo la sorte del Pianeta e dell’umanità intera nel lungo periodo ma, in tempi più vicini, quella delle comunità sulle quali si abbattono gli effetti degli stravolgimenti ambientali. Aver varcato i confini geologici dell’Antropocene significa ammettere che i disastri naturali abbiano perso la propria connotazione fatalistica, accidentale, catastrofica, interrogando invece su quanto il loro intensificarsi, la maggiore frequenza e i conseguenti flussi migratori siano conseguenza dell’attività antropica.

 

Abbiamo trovato il senso di questa pubblicazione racchiuso in un passaggio di una lettera scritta da Capo Seattle, condottiero nativo americano, nel 1854 al Presidente degli Stati Uniti, Franklin Pierce, all’annuncio dell’intenzione del governo americano di voler comprare il territorio della sua tribù: “Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri: la terra è la madre di tutti noi. Tutto ciò che di buono arriva dalla terra arriva anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Questo sappiamo. Non è la terra ad appartenere all’uomo, è l’uomo ad appartenere alla terra. Questo sappiamo. Tutte le cose sono connesse come il sangue che unisce una famiglia. Tutto è connesso. Tutto ciò che si fa per la terra lo si fa per i suoi figli. Non è l’uomo che ha tessuto le trame della vita: egli ne è soltanto un filo. Tutto ciò che egli fa alla trama lo fa a se stesso. C’è una cosa che noi sappiamo e che forse l’uomo bianco scoprirà presto: il nostro Dio è lo stesso vostro Dio. Voi forse pensate che adesso lo possedete come volete possedere le nostre terre ma non lo potete. Egli è il Dio dell’uomo e la sua pietà è uguale per tutti: tanto per l’uomo bianco quanto per l’uomo rosso. Questa terra per lui è preziosa. Dov’è finito il bosco? È scomparso. Dov’è finita l’aquila? È scomparsa. È la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza”.

 

RASSEGNA STAMPA

 

SBS Radio (Australia), Global Mail – Intervista

 

Greenreport, Luca Aterini – Crisi ambientali e migrazioni forzate, la faccia nascosta del cambiamento climatico

 

Sbilanciamoci.info, Guglielmo Ragozzino – Crisi ambientale e migrazioni forzate

 

Eddyburg.it, Crisi ambientale e migrazioni forzate

 

Ecologiae.com, Michele Costanzo, Le crisi ambientali causano la migrazione di milioni di persone

 

L’Ippocampo, Sauro Secci – Crisi ambientale e migrazione: un nuovo approfondimento

 

Wisesociety.it, Mariella Caruso - Crescono i migranti ambientali: saranno 250 milioni entro il 2050

 

Ilbenecomune.it, Crisi ambientale e migrazioni forzate

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