2016 ‘bollente’: l’anno più caldo mai registrato 3 febbraio, 2017 | Redazione A Sud

[di Fulvio Di Giuseppe su ambient&ambienti] Se il nuovo anno è iniziato con gelo e neve, quello appena terminato ha già un record: il 2016 è stato infatti l’anno più caldo mai registrato. A svelarlo è il Copernicus Climate Change Service (C3S), il principale programma di osservazione terrestre della Commissione Europea. Le ultime cifre rilevate mostrano come la temperatura globale del 2016 abbia superato i 14,8°C e sia stata di circa 1,3°C più alta rispetto ai valori tipici degli anni intermedi del XVIII secolo. E rispetto al 2015 – che aveva il primato di anno più caldo – il 2016 ha visto un aumento di quasi 0,2°C.

 

«Stiamo già osservando in ogni parte del globo gli effetti del cambiamento climatico. Le temperature terrestri e marittime – osserva il direttore di Copernicus Services dell’ECMWF, Juan Garcés de Marcilla – sono in aumento insieme ai livelli dei mari, mentre l’estensione del ghiaccio marino, il volume dei ghiacciai e la copertura nevosa di tutto il mondo sono in diminuzione».

 

Analizzando i dati – che si basano su milioni di distinte misurazioni quotidiane, poi analizzate dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF) -, emerge come già a febbraio le temperature globali avessero toccato il limite di 1,5 °C, però – spiegano dal centro – vi era stata una forte influenza di El Niño, evento intermittente che comporta un periodo di riscaldamento. Tuttavia, le temperature globali sono rimaste ben al di sopra delle medie anche nella seconda metà del 2016 e sono state in parte accompagnate da un livello eccezionalmente basso della copertura di ghiaccio marino sia nell’Artico che nell’Antartico.

 

Da un punto di vista geografico, invece, il C3S ha rilevato che nel 2016 la maggior parte delle regioni del mondo ha registrato temperature superiori alla media. Le differenze più marcate nella temperatura regionale media sono state riscontrate nell’Artico ma si sono avute condizioni estreme anche nell’Africa meridionale all’inizio dell’anno, nell’Asia meridionale e sud-orientale prima dei monsoni estivi, in Medio Oriente alla fine dell’estate, e in alcune aree del Nord America in estate e autunno.

 

Non solo temperature record, però. I servizi Copernicus hanno osservato altri eventi estremi accaduti nel 2016, inclusi considerevoli incendi boschivi a livello globale e l’aumento della CO2 presente in atmosfera. A maggio, ad esempio, si sono verificati incendi distruttivi attorno a Fort McMurray (Canada), mentre a giugno e luglio sono stati osservati incendi boschivi estesi in Siberia, associati alle temperature superficiali più elevate dell’anno.

 

Elementi da analizzare ma anche da cui partire per sviluppare efficaci soluzioni di adattamento e mitigazione. È per questo che i dati del Copernicus Climate Change Service (C3S) e del Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS) vengono messi a disposizione in modo aperto e gratuito. «Integrando le informazioni raccolte dai sevizi Copernicus all’interno delle politiche e strategie riguardanti il clima – evidenzia il direttore di Copernicus Services – , i governi, il settore privato e la società possono individuare e accordarsi su opportunità volte a contrastare l’ulteriore cambiamento climatico e ridurre la vulnerabilità nei casi in cui i suoi effetti non possano essere evitati». Del resto, nel 2015 a Parigi diversi Paesi si sono accordati per adoperarsi al fine di limitare l’aumento della temperatura al di sotto dei 2 gradi rispetto al periodo pre-industriale e di sforzarsi per non eccedere 1,5 gradi di aumento. «L’impatto futuro del cambiamento climatico – conclude Juan Garcés de Marcilla – dipenderà dagli sforzi che facciamo adesso, in parte attuati attraverso una maggiore condivisione delle informazioni e delle conoscenze sul clima».

 

(Pubblicato il 10 gennaio 2017)

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